Nido del Cuculo

Io Doppio! - La rivista - Paolino Ruffini - Horror Festival - Voci Sole

Te. Atro. Io? "Tootsie"

Intervista a Marco Columbro

Paolino: Intervistiamo, in occasione della prima dello spettacolo Tootsie - Il gioco dell’ambiguità, diretto da Maurizio Nichetti, Marco Columbro, che ne è interprete insieme a Enzo Garinei e Chiara Noschese. Si rifà al famoso film del 1982 con Dustin Hoffman, giusto?

Marco Columbro: Beh, è uno spettacolo tosto, per quanto mi riguarda. Come hai già detto è un adattamento da un film, e quindi  capite bene che c’è già un protagonista stratosferico, un premio Oscar come Hoffman, una commedia che è rimasta nell’immaginario collettivo, ormai, come un cult. Questa prima nazionale in realtà è la prima mondiale perché mai nessuno ha tratto dal film la commedia per il teatro perché... evidentemente un perché ci sta: non  lo so! Io e Maurizio ci abbiamo pensato, facciamo questa avventura-scommessa. Per quanto mi riguarda forse è il personaggio più difficile che abbia mai interpretato nella carriera di attore in 25 anni perché interpretare una donna… C’è una battuta della commedia, Kevin, il protagonista, dice a Robert, il suo compagno di stanza: “interpretare una donna per un attore è la cosa più difficile e faticosa che un attore possa mai sostenere” perché un conto è fare la macchietta, la caricatura di una donna… Questo è anche abbastanza facile per un attore perché bastano un po’ di mossette, un po’ di voce nasale e fai la caricatura la macchiettina, ma un conto è interpretare un ruolo femminile vero…

P:  Mi viene a mente A qualcuno piace caldo con Tony Curtis e Jack Lemmon.

MC:
Lì avevamo già la caricatura, mentre in Dustin Hoffman... io  mi sono guardato il film attentamente e  ho visto la misura di come affronta questo personaggio: non fa mai un gesto di troppo, non fa mai una voce con falsetto ma mantiene sempre una misura: e questa è la sua grandezza.

P: Quando ti guardavi allo specchio, ti garbavi. come donna?

MC:
No, come donna non mi piaccio, è meglio lasciar perdere! Però la cosa che mi ha detto la mia compagna, ieri sera, vedendo la prova generale e mi ha detto: “Ad un certo punto io ti ho vissuto come donna” e questo è il più bel complimento che una persona possa fare ad un attore. Ti dimentichi che c’è l’attore dietro e quel personaggio lo vedi con il suo ruolo femminile. Questo dovrebbe essere il senso: arrivare a fare tutte le sere questo.

P: Una richiesta un po’ insolita ma inevitabile perché io ne devo approfittare... se parliamo di cose che hanno formato la nostra infanzia,  una cosa che si è persa in televisione sono i pupazzi, come Uan, Four... e c’era Five. Com’era bello, Five... c’era questa voce dietro…

MC:
Five è stato il personaggio che mi ha  permesso di entrare a Mediaset. Io all’epoca facevo l’attore, lavoravo in televisione, in Rai e aspettavo che Strehler mi chiamasse per fare un provino: aspetta e spera... Mi avevano chiamato altri registri ma Strehler non mi chiamava. Allora gli amici con cui lavoravo -facevo una trasmissione di  pupazzi e per risparmiare facevo sei voci di sei pupazzi così con un attore si era risolto un problema-  mi dissero:  “Senti, devi andare a Canale 5 a fare un provino, perché c’è questo Berlusconi... che fa questa  trasmissione e cercano un attore che dia voce al pupazzo.” E io:  “No, io di pupazzi sono stufo, sono un attore, voglio fare teatro... ma pupazzi, queste bischerate qui, no! Io aspetto che Strehler  mi chiami...” Ma ala fine mi convinsero e andai a Canale 5!
C’era Berlusconi che era in regia e Martellazzi (Augusto Martelli, che io chiamavo Martellazzi) che suonava il piano e faceva uno show. Dopo un po’ finisce questa cosa, si alza Berlusconi, viene fuori e dice: “Allora ragazzi chi è che fa la voce?” “Questo ragazzo, questo è un attore!” “Ah.”
E io dico:  “Che voce vuole che le faccia?” Allora lui, visto il mio atteggiamento un po’ da strafottente, mi dice: “Lei deve fare così: una voce un po’ aggressiva, però un po’ timido, donnaiolo... e che ha atteggiamenti un po’ sognanti  anche... e poi però un perdente! Lei è capace di fare questa voce?” “Ah, beh, adesso la studio...” “No no no, la facciamo subito! Venga  venga” ... e mi prese alla sprovvista.
Per cui si entra in studio, cominciano a muovere il pupazzo accanto a Martelli che suonava il piano, e io faccio la prima voce che mi viene in mente... d’istinto. E mentre facevo questa voce,  e inventavo (offendevo solo Martelli, gliene dicevo di tutti i colori)  Berlusconi rideva come un matto, più facevo più rideva. E allora da lì iniziai.

P: Quanto è  durata poi l’avventura di Five?

MC:
È durata tre-quattro anni..

P: Ti  sei affezionato, immagino.

MC:
È chiaro, è stata un po’ la chiave che mi ha permesso di entrare a Canale 5, e  fare altre cose.

P: Adesso la televisione spesso è riempita di repliche, telefilm, telenovele portoghesi... C’è stata questa marcia indietro, un tempo c’erano veramente tante produzioni e adesso si produce proprio poco. Come mai?

MC:
È successo perché il denaro porta a queste degenerazioni. Si tenta di fare programmi che costano poco con persone che costano poco e i professionisti si lasciano a casa.

Si ringrazia la redazione degli incontri del Caffè de "La Versiliana" e Noi Tv.



di Paolo Ruffini