2022 - I sopravvissuti
Il cinema oggi è ancora passione per tutti, domani o dopodomani chi sa: vent’anni da oggi potrebbe essere un animale diverso. Un giorno vi sveglierete e scoprirete che sul giornale non ci sarà più la pagina con la programmazione delle (multi)sale cittadine. Anche perché non ci sarà più un giornale da leggere, le notizie le troverete su Internet e neanche più una Gazzetta al bar da grassare, fosse solo per divertimento. Il film sarà definitivamente regolato a bene di consumo: trapassate velleità autoriali e obiettivi altri dal soldo facile, stelle e stelline saranno pescate nel mazzo come articoli da postalmarket, attrazioni uniche e maliarde per adescare pubblico sensibile alle tendenze più glamour. Come oggi, più di oggi smetterete di chiedere a voi stessi che cos’è che avete voglia di vedere, ma con invincibile emozione accoglierete i dettami del gusto che pioveranno dall’alto, impersonali ricicli polverosi di vecchie ribalte verniciate di fresco, che farete vostri senza pregiarvi del diritto di capire se davvero ne valga. I corti cortissimi da festival saranno la norma imposta da ritmi saliti alle stelle, e un trailer fiume attuale diventerà un mediometraggio di domani: più spettacoli, spettatori relativi, vertiginoso inasprimento d’incassi. I topi da cineclub saranno una cerchia ristrettissima di aficionados, organizzati in associazioni, logge, financo sette volte al più bieco nostalgico autocompiacimento, riuniti in cantine fumose a ripassare in maratone infinite l’opera omnia di Kaurismaki, senza soluzione di continuità. Scherzati dal resto degli appassionati, la cui massa, che oggi vive il cinema come l’ideale intermezzo tra panino e discoteca, affollerà le nuove sale di domani: attrattive usa e getta all’interno di mastodontiche strutture di intrattenimento polifunzione. E mentre Werner Smithee (fu Herzog) vivrà esiliato sotto falso nome in un imprecisato cantone svizzero, bandito dal nuovo corso di mestieranti cresciuti a pane e Michael Bay, vi chiederete se almeno la produzione nostrana, baluardo di politica, denuncia, impegno civile, sarà sopravvissuta a un simile tunnel degli orrori: sarà premura dei coming soon televisivi rendervi edotti che il nepotismo di oggi sarà dispotica legge di domani, ché ormai tutti parenti di tutti, novella casta nobiliare, Savoiardi da Cinecittà. Colti da smarrimento, avidi di celluloide (celluloide?), in preda a nero sconforto vi capiteranno dal nulla perfino occhiali a realtà implementata, a farvi capire che anche l‘hype per la tecnologia inutile avrà vinto sulle reali esigenze dello spettatore, se oggi ci promettono un telefonino che il cinema te lo vedi in metropolitana, domani il film lo spari direttamente nel circuito neurale: per “Lo squalo 19” non ci sarà bisogno neppure di recarvi all’Holomax di fiducia. Eccovi là, interdetti di fronte a cotanto senno disperso: fermi a riflettere sulla picchiata che la Settima Arte avrà infilato, vi sorprenderete a scoprire come, nonostante questa azzardata, sicuramente venefica, tragicamente plausibile china farneticante, finalmente il Cinema si potrà anche e finalmente fare con niente, il Web ne sarà privilegiato e incontrollabile canale distributore e tutti potranno goderne. Al bando produzioni avide che strozzano le idee alla fonte, al rogo l’omologazione delle majors, al gabbio il monopolio manipolatore del battage pubblicitario: oggi YouTube, domani supporto infinito all’immaginazione del mondo per essere assecondata, a patto di farsene tutti prezioso strumento. Libero mercato, ma per davvero. Sospetto che sarà divertente.di Riccardo Caiazzo
