Nido del Cuculo

Io Doppio! - La rivista - Paolino Ruffini - Horror Festival - Voci Sole

Rosso Sangue

RossoSangue - Rubrica dedicata all'horror e al vino. Recensione di 3 grandi horror e di 3 grandi vini rossi. Perché la vista e il gusto possono creare straordinarie alchimie.

Continua la rubrica più “rossa” della nostra rivista e visto il periodo direi che siamo in tema: fine ottobre, il sole cala presto, il buio freddo domina e impaurisce, ma un buon rosso scalda almeno un po’ l’atmosfera...

La Casa dei mille corpi di Rob Zombie - Usa 2003 - con Sid Haig, Karen Black
Beh, che dire? Il primo della “bilogia” (è stato seguito dopo due anni abbondanti da La casa del diavolo) firmata da Rob Zombie, dapprima rocker iconoclasta elettrometal con i suoi White Zombie, e ora ispirato regista degenere, è l’unico vero e originale “fake –remake” di Leatherface & C.
La passione spinge Rob Zombie a costruire un mosaico ispirato di odori e ululati malsani con personaggi credibili che rendono tutto diabolico e terribilmente vero. Tante idee, per un’avventura che da onirica diventa esperienza di riuscita “reality” di quattro giovinastri in giro per Halloween che approdano inconsapevoli in casa di una famiglia fatta non di soli mostri, ma di gente vera, con tanti problemi dovuti a pulsioni insoddisfatte e per questo dapprima turbolenti e poi terribilmente assassini.
Un viaggio senza speranza,senza battaglia: si sa già chi vince perché “la famiglia” è troppo forte e Sid Haig (straordinario joker che non ha bisogno di trucchi) è il suo capitano.
Rob Zombie è l’unico regista sporco che in questo momento fa il cinema che vuole lui: speriamo in bene, o nel male come direbbe lui. Ganza la musica, ovviamente firmata da lui.

Le Cupole di Trinoro 2000 - Tenuta di Trinoro (08/2006)
Rosso rubino scuro, bordo rubino brillante, bella concentrazione. Al naso troviamo profumi aperti e ben espressi di cappero, poi dietro si percepisce la frutta rossa ancora fresca e croccante, soprattutto cilegia. Con ulteriore aerazione, oltre alla persistenza fruttata, vi si percepisce anche una buona speziatura. La bocca è setosa ma di corpo sostenuto, il legno è impercettibile. Il vino nonostante il suo corpo non è mai pesante alla beva, equilibrato, con tannini fini e setosi. Il finale è armonico e di buona lunghezza. E bravo Andrea Franchetti, capace di realizzare un ottimo vino di stile bordolese in Val D'Orcia. Vino che in degustazione comparata con un equivalente rosso di Bordeaux, ne uscirebbe sicuramente a testa alta. Davvero un bel vino di stile bordolese, ma con il classico corpo dei cabernet toscani, assolutamente non scontato o noioso. Giovane e di razza, con ancora anni di potenziale evoluzione. Chapeau! (91/100 - 46 EUR)





Zeder di Pupi Avati - Italia 1983 - con Gabriele Lavia, Paolo Bonacelli
L’Italia, fino a metà degli anni Ottanta ,a livello cinematografico si ispirava a volte felicemente al cinema americano imitandolo con saggezza: i titoli dei film erano poco caserecci, come questo, i luoghi spesso sì, come qui.
Siamo nella Romagna tanto amata dal grande Pupi, che in quegli anni furoreggiava con soggetti che facevano davvero paura... è la storia crepuscolare di un personaggio, Gabriele Lavia, scrittore in crisi alle prese con una storia pazzesca di morti che resuscitano per un esperimento all’avanguardia, che ha come sede proprio la terra della pianura padana, nel ferrarese per l’esattezza, che viene chiamato Terreno K (geniale!).
Lo vidi qualche anno fa di notte,  in condizioni strane: o almeno prima di vederlo stavo bene, poi il film mi creò un grande senso di angoscia. Atmosfere spettrali e malsane come ne La casa dalle finestre che ridono con in più tematiche zombesche, fantascientifiche e un Gabriele Lavia bravissimo. Socmel, socmel!
Rivedendolo nella recente edizione in DVD, rimango pensieroso e con qualche parola sul Pupi Avati di adesso, che sforna film in continuazione: ultimamente li indovina quasi tutti a dire il vero, ma ha quasi completamente abbandonato la tematica della paura... Dicono che negli anni sia diventato molto religioso: ecco, capito tutto.

Il Barone n. 54 1954  - Cantine Antonio Ferrari (06/2006)
Rosso scuro-nero, bordo granato-aranciato, grande concentrazione, quasi impenetrabile. Al naso si presenta con profumi potenti di marmellata di frutti rossi, e frutta sotto spirito, poi cioccolato fondente, torrefazione e goudron il tutto veicolato dai toni eterei dati dalla straordinaria carica alcolica (16% Vol.) In bocca attacca potentissimo, con un corpo grosso e spesso, dove si percepisce la carica alcolica. Tutto sommato buona l'acidità. Tannini fitti e levigatissimi. Finale lunghissimo. Uno dei vini più particolari che abbia mai degustato; affinato per quasi 50 anni in vasche di cemento presso la cantina del produttore e poi imbottigliato! Vino arcaico, che racconta come dovevano essere fatti i primitivo in Puglia 50 anni fa! Incredibile la tenuta nel tempo. Vino arrivato alla sua fase di massima espressività, ma che tuttavia riesce ancora a trovare una sua freschezza. Splendida capacità di tenuta nel tempo, anche se non credo migliorerà ancora! Davvero affascinante nei suoi lati gusto-olfattivi crepuscolari, mentre sicuramente in bocca paga una eccessiva pesantezza, risultando difficile da bere. Adatto a selvaggina lungamente stufata e speziata o, semplicemente, da solo con cioccolato amaro, come compagno di lunghe meditazioni. Per come si esprime durante gli anni 93/100, per il vino in sé 86/100. Per riflettere. (86/100 - 80 euro).




Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis - USA 1981 - con David Naughton, Griffin Dunne
In Cornovaglia, durante una vacanza, un incontro con un lupo mannaro cambierà per sempre la nostra vita... sì, la nostra, perché, come il Nosferatu di Herzog (di cui parleremo nel prossimo numero) per i film di vampiri, nessun film di lupi mannari sarà più horror di questo, anzi “grottesco”: la parola più giusta per il mannaro di Landis è questa.
Un superbo mix di acida ironia dove il protagonista contagiato vorrebbe morire piuttosto che diventare un licantropo nelle notti di plenilunio, e dove l’amico di sempre non riesce a morire veramente ed è in un  terribile limbo, sempre più in putrefazione e sempre più cattivo verso l’amico-lupo, distrutto dal rimorso.
Grottesco anche perché questo Un lupo mannaro.., è una grotta dove c’è tutto orrore, divertimento, suspense, bei personaggi, insomma, il cinema!
E poi ci sono trucchi di Rick Baker che per questo film vinse l’Oscar: avete presente il trucco della mano che da umana diventa mannara? Mitico! Il digitale? Che cazzo è?
Landis dopo farà Una poltrona per due, altro capolavoro. Anni dopo uscirà un seguito, un po’ “bellino” e non a firma Landis: Un lupo mannaro americano a Parigi, che comunque è abbastanza divertente.

Langi Shiraz 1997  - Mount Langi Ghiran (02/2006)
Colore rosso sangue/rubino di media intensità, non molto brillante e con bordo rubino spento. Profumi subito aperti, persistenti e freschi, di splendida balsamicità, dove spicca netto l'eucalipto. In successione poi emergono anche toni speziati caldi, di frutta rossa appena matura, poi anche sentori di carne fresca. In bocca si presenta di corpo medio, equilibrato, con tannini risolti e dolci, richiamando molto bene le caratteristiche espresse al naso. Il finale poi è di buona persistenza. Davvero bella performance per questo vino australiano proveniente da una zona montagnosa a clima fresco nel North West Victoria; 13 gradi assolutamente equilibrati in un vino che fa della complessità, dei profumi e della piacevolezza di beva, le sue caratteristiche migliori. Per una volta tanto uno shiraz australiano buono e piacevole, assolutamente "sui generis", non marcato dal timbro del legno, fresco e di classe! Bella potenzialità evolutiva e perfetto abbinamento con carne alla griglia bella al sangue! (89+/100 - 35 euro)


Ovviamente anche questa volta avete capito il perché di questi accostamenti. Almeno provate a vedere il film in compagnia del vino. Ma in compagnia! Io ci ho provato per Zeder, ma quei 16% mi sono costati una denuncia per atti osceni.
Comunque buona fortuna!


di Ruggero e Granbazza