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Ai Miei Tempi: Superman

È una domanda che da quasi settant’anni perseguita lettori di fumetti, cinefili, chirurghi estetici  e ninfomani: “ma scusa eh, ma come fanno a non riconoscerlo che è uguale?”. Sì, mi riferisco anche a He-Man, ma soprattutto a Superman e al suo superpotere “mi camuffo con un paio di occhiali, ma anche se me li levo non mi riconoscono uguale” (© DC Comics). Purtroppo, anche questo quinto filmuccio sulla calzamaglia più celeste dell’Universo non svela l’arcano. Ancora per anni milioni di bambini potranno costringere i propri babbi a rispondere con dissimulata perplessità: “O come perché, perché lui è Superman!”.
E allora, dice quello, se non ci spiega come fa a travestirsi senza baffi finti, ci spiegherà magari come mai salva solo la gente che sta precipitando, e sempre quando ormai è lì lì per sfracellarsi. “No, quello si sapeva, ce l’ha sul contratto, è per via degli sponsor”. Ah, ridice quello, e allora di cosa parla il film? “O come di cosa parla, parla di Superman!”.
E già qui, se non sei nato su Krypton, hai capito tutto: il caporedattore iperteso del Daily Planet che spara direttive come fossero cazzate? In Superman Returns (un grazie ai traduttori italiani per non aver sostituito il titolo originale con Se non stai buono, Superman ritorna) c’è. Un aereo che precipita con Lois Lane sballottata e presa a ciaffoni da un set di Samsonite, che però alla fine tutta in tiro saluta il suo eroe fresca come una rosellina in fiore, e poi sviene? Ci ri-è. Il ciuffino arricciolato più imbalsamato dell’Universo? Come farne a meno. Marlon Brando nella parte dell’ologramma di Jor-El? Ma c’è sì. Marlon Brando è morto? E chissenefrega, vorrà dire che la parte dell’ologramma gli viene meglio.
È vero. Lo so. Ai nostri tempi quando Marlon Brando faceva un film era ancora vivo. Ma d’altra parte, per pagargli la parcella i produttori si dovevano inventare scazzottate sui camion della Marlboro, o dare a Lois Lane i Cheerios per colazione. E Superman riportava sulla cucuzza della Casa Bianca il bandierone americano, che gli faceva anche pandàn con la tutina e il mantellino. “Come si scrive pandàn?”. Non lo so, ma mi interessa maggiormente capire perché in piena guerra fredda l’eroe più americano di Capitan America volasse con il pugno alzato. E perché in questo nuovo episodio Superman guarda al mondo, e supereroeggia anche in Micronesia. Ma è questa la sede per discuterne? Certo che no. Finisco il discorso? Credo di sì.
Ora invece gli sponsor non servono mica più: c’è tecnologia, c’è evoluzione. E al posto di fintissime scenografie in polistirolo, ecco servite fintissime scenografie in computergrafica. Mancano ancora una volta il tirapiedi Otis, la sua voce di Peter Griffin e la sua inutilità narrativa, e Clark Kent non fa più ridere, però in compenso le scene d’azione ora sono scene d’azione per davvero. Per non parlare dei riflessi sulla testa del solito sospetto Lex Luthor: scintillanti come non mai.

di Leonardo Fedi